Il progetto italiano per il solare di domani

La possibilità di poter disporre di celle fotovoltaiche di plastica, stampabili a forma di lunghi nastri e quindi utilizzabili come se fossero fogli di carta per disparate applicazioni, è davvero dietro l’angolo. L’Istituto italiano di tecnologia (Iit) insieme a Omet, azienda di Lecco che vende macchine da stampa, sta infatti sviluppando il Solar-Print Project, che si propone di produrre su scala industriale moduli fotovoltaici basati su polimeri colorati, semi-trasparenti e stampabili in continuo con la tecnologia Roll-to-Roll, economicamente vantaggiosi rispetto a quelli in silicio (costano la metà) e senz’altro più rispettosi dell’ambiente: meno energia occorre per fabbricarli, meno tempo ci vuole per ripagare gli investimenti fatti e meno gas serra sono emessi per produrli.
OLTRE IL LABORATORIO – «Attualmente abbiamo messo a punto in laboratorio celle fotovoltaiche di plastiche di 10 metri quadrati», spiega Marco Caironi, team leader dell’Iit di Milano, «ma il nostro obiettivo è quello di arrivare a stretto giro a realizzarne altre grandi come un foglio A4 e in un lungo termine altre ancora di dimensioni tali da poter coprire delle tenso-strutture». La tecnologia che vi sta alla base è sempre la stessa: una miscela di particelle semiconduttrici organiche, costituita di solito da un polimero elettron-donatore e da una piccola molecola elettron-accettore, forma un film fotoreattivo di appena 100-300 nanometri di spessore sul quale la luce solare viene assorbita. «Le molecole all’interno del film che viene stampato creano un’interfaccia su scala nanometrica che permette la conversione di luce in energia», precisa Marco Caironi.
L’IDEA – Iniziatore della ricerca sulle celle fotovoltaiche è stato il professor Michael Grätzel, responsabile del laboratorio di fotonica e delle interfacce dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera, che ha partecipato alla conferenza The Future of Science tenutasi di recente a Venezia. Grätzel, uno dei cinque chimici citati più di frequente al mondo che, occupandosi di materiali mesoscopici utilizzabili in sistemi di scambio di energia e in particolare di apparecchiature fotoelettrochimiche capaci di scindere con la luce solare l’acqua in idrogeno e ossigeno, ha scoperto un nuovo tipo di cella solare sensibilizzata con coloranti (Dssc) di cui i prototipi messi a punto dall’Iit ne continuano la ricerca.
LUCI E OMBRE – Queste celle fotovoltaiche, fatte di nanocomposti ottenuti con modificazioni in scala elettronica, saranno artefici di una vera e propria rivoluzione nella generazione dell’energia. Moduli solari piccoli, leggeri e portatili potranno per esempio essere integrati in oggetti personali, come borse od occhiali oppure sviluppati al bisogno per ricaricare ad esempio un apparecchio elettronico o per equipaggiare un campo sanitario d’emergenza. Il rovescio della medaglia è la giovane età di questa tecnologia: i prodotti presenti sul mercato sono sfruttati per applicazioni solo di nicchia, hanno un’efficienza inferiore al 3 per cento e durano circa tre anni. Se si considera che l’efficienza di trasformazione dei pannelli di silicio è del 15%, si capisce che deve passare ancora qualche tempo prima che questa tecnologia prenda il sopravvento. Ma siamo sulla buona strada.
fonte:http://www.fotovoltaiconews.it